Arruolarsi o metterci la faccia

In molti ambienti si cerca prevalentemente di ricevere un ruolo. E' una funzione che l'organizzazione o l'istituzione riconosce a qualcuno sia al suo interno sia al suo esterno. Spesso questa ricerca e questa offerta si incontrano e si alimentano a vicenda. Questo fenomeno mi pare possa rappresentare un sintomo di un riduzionismo di se stessi che riguarda sia la persona sia l'ambiente che lo crea. Riduce l'istituzione o l'organizzazione solo al funzionamento più o meno riuscito e la orienta a quantificare le sue prestazioni senza curarsi di aspetti qualitativi. Riduce la persona a sottostare a delle richieste che la gratificano e la ricompensano ma che non mettono a rischio nulla della propria originalità e conduce all'uniformità operativa. Se il merito è misurato solo quantitativamente e si premia a cascata questo tipo di merito, la riduzione è pronta sia per la società sia per gli individui.
Allora: quale società cerchiamo? Quale umanità piena cerchiamo?
Come viviamo il ruolo che abbiamo nei gruppi, in famiglia, in coppia, nella società, nelle aziende, nello stato?
Dove stanno la mia e la tua faccia? Abbiamo maschere, filtri, stereotipi, modelli, livelli che rischiano di appiattirci, annebbiarci, spegnerci, nasconderci. Diceva alcuni anni fa don Luigi Ciotti, a proposito della mafia, che occorre metterci la faccia. Non è tutto, ma la mia faccia mette allo scoperto chi sono, cosa penso, cosa desidero, cosa sogno, cosa spero, cosa faccio. Ecco, vorrei incontrare molti che ci mettono la faccia oltre il ruolo.
Scritto da Roberto · EcologiaTutti gli articoli →

