Collaterale
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Sono andato a vedere il film "Naza", un documentario che riporta le interviste anonime del regista israeliano Yuval Abraham rivolte a 24 soldati israeliani coinvolti nella guerra a Gaza. Traduce in pellicola un'inchiesta realizzata per il giornale inglese Guardian che è anche produttore del film. E' uscito nelle sale italiane da poco meno di tre settimane e lo hanno già visto in Italia più di mezzo milione di persone.
Non è un film che fa ribrezzo ma fa paura. La paura che riguarda un controllo tecnologico invisibile sulla vita di ciascuno di noi e la negazione della soggettività (anche degli stessi soldati intervistati) a favore di un sistema che solleva dal compito di sapere perchè si agisce in un determinato modo.
Naza sta ad indicare un danno collaterale accettato come possibile nello svolgimento di un'azione bellica. Esso riguarda sia gli edifici sia gli esseri umani. Il danno può essere vario: da un minimo ad un massimo che comporta la morte di molte persone.
Cercando i significati di "collaterale"si può trovare che essi variano a seconda del contesto in cui viene utilizzato:
- Nel senso spaziale (di fianco, a lato): adiacente, attiguo, contiguo, vicino, laterale.
- Nel senso temporale o di contemporaneità: concomitante, parallelo, connesso.
- Nel senso figurato (meno importante o subordinato rispetto a un elemento principale): secondario, accessorio, subordinato, indiretto.
I primi due significati sono ovvii eppure anch'essi pongono grandi problemi: Qual è la ricaduta di un'azione responsabile? Chi risponde di un azione che supera i confini spazio-temporali di un obiettivo legittimo o meno? C'è un limite indisponibile dell'altro quando io mi difendo?
Ma più impegnative sono le questioni che nascono quando si affronta il terzo significato. La sofferenza o la distruzione inferta all'altro che casualmente viene danneggiato in modo più o meno grave viene considerata secondaria, accessoria, subordinata, indiretta. Sull'irresponsabilità del non-intenzionale ci sarebbe da interrogarsi se sia verosimile e autentica. In particolare pensando a come viene gestita la tecnologia e l'Intelligenza artificiale. Di più mi fa pensare la subordinazione, la secondarietà, l'accessorietà del dolore e della morte dell'altro. La sua esistenza, con la sua qualità di sofferenza, viene subordinata alla sofferenza di chi lo sopprime o lo opprime.
In nome di cosa e di chi?
Scritto da Roberto · PaceTutti gli articoli →

